(Fonte: gigi-superman-buffon, via i-can-t-shake-him)
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- alessandro del piero
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- alessandro del piero
E mi accorgo che non ho più interesse per gli uomini che parlano di filosofia e religione. Sono argomenti dei quali mi occupo già da sola, senza bisogno che qualcuno mi spinga a fare riflessioni. Ho voglia di un uomo che mi parli della vita, del vivere, di come si costruisce qualcosa, di come si sfascia. Voglio un uomo che guardi in faccia il desiderio e che sappia viverlo. Sono stanca dei giudizi e di dovermi giustificare. Voglio un uomo che mi capisca senza bisogno che io dia spiegazioni. Voglio un uomo che mi guardi negli occhi e veda un mondo intero senza che io dica una parola. Ne ho abbastanza dei casi umani alla ricerca del mistero dell’universo. Io voglio un uomo che mi sappia trascinare, che mi spinga a vivere a cento all’ora, non qualcuno che mi spieghi il perchè e il per come delle stelle.
L’umorismo, non ci ha salvato, l’ironia, non ci ha salvato, le vocali, non ci hanno salvato. Il cibo, la fatica, la resistenza, l’ordine, il sesso, il benessere, la calma, il prendersi cura di sè, non ci ha salvato. L’amore, nemmeno. L’arte, la cultura, l’attualità, gli oggetti, le madri e i padri, la famiglia, gli amici: non ci salvano. Il disincanto, l’incanto, il nichilismo, l’immanenza, il fatalismo, l’abnegazione, il situazionismo, la democrazia e la tolleranza e il silenzio, non salvano. L’eco, non ci salva. Il ricordo, la menzogna, il dissimulare, l’avere, il bruciare, il dimenticare, non ci salvano mai. Tu, non mi hai salvato. Il lavoro, l’impegno, le distrazioni e le droghe, le canzoni e chi scrive canzoni, i concerti e chi organizza concerti, l’Arci il partito le associazioni gli ospedali i medici gli oroscopi la natura, non salvano. I viaggi, Barcellona, New York, Perugia, il Mozambico, Londra, non salverà, io, non ti salverò. La coda dell’occhio, il resto alle casse automatiche, i taxi, i treni deragliati: non ci stanno salvando.
Questo è ciò che rimane.
Come Icaro
Ho appena visto un documentario sulla vita di Patrick De Gayardon, l’uomo che ha sfidato il cielo. E anche la terra. E’ stato piacevole e allo stesso tempo commuovente, perchè amici e conoscenti hanno raccontato di come è vissuto e non di come è morto. L’incidente non conta. Non quando l’uomo in questione ho mostrato al mondo un nuovo modo di esistere, un modo nuovo di sognare. Si era lanciato nel vuoto più di 10mila volte prima che l’incidente se lo portasse via. E’ morto a 38 anni, il 13 aprile del 1998, esattamente quattordici anni fa, eppure mi viene da pensare che abbia vissuto più a lungo lui di persone oggi ancora in vita. 10mila salti nel vuoto, 10mila cadute libere, un sogno grande come il mondo. E’ stato l’inventore della tuta alare, vista e rivista a quei tempi negli spot Sector, ha volato praticamente in ogni cielo del globo, conquistando record spettacolari. Aveva un sorriso raggiante, contagioso, e un’anima grande, che tendeva oltre i limiti, che fortemente desiderava tuffarsi in qualche altra dimensione straordinaria, dove i confini del ‘non si può fare’ potevano ridefinirsi e cambiare.

uds:
eventually è la parola inglese più bella che esista. sa di consolazione e stabilità. sa di senso a tutti i casini che si vanno a raccontare. in italiano è traducibile più o meno con ‘dopo una indefinita quantità di tempo’, ma mica è la stessa cosa. anche ‘alla fine’ non rende uguale, sarà che tocca salire un attimo di voce sulla i, mentre eventually lo puoi pronunciare in un sospiro. più o meno di sollievo, poi quello dipende. che non è che la nuova situazione sia sempre bella, però arriva. ed è già più di qualcosa.
uds :*
(via leavemeparalyzed)
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- perchè amo l'inglese
The Trick is to Keep Breathing - Garbage
il dono dell’antitesi
Avere abbastanza sonno da non appiccare incendi, da scambiare riff campionati per canzoni intere, da non riuscire a cambiare la tua vita.
la mia vita è un’eterna media aritmetica - non cambia a prescindere, anche se non ho sonno.
Non so davvero come si possa funzionare, senza una semiperenne condizione di caos interiore.
— Dave Eggers (via wecandrowninthiswater)
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Tutto dentro
E infine, nella moltitudine di giudizi che sorbisco ogni giorno - molti dei quali giudizi auto-inflitti - arriva anche l’ever green: “Sei vecchia dentro”.
Eh, insomma, mi mancava. Questo ancora non me l’aveva detto nessuno…ma perchè sorprendersi? La gente è sempre pronta a giudicare senza conoscere, ad appiccicarti in fronte un’etichetta soltanto perché quella volta “hai detto questo, hai fatto quello”.
Sapete che vi dico? Andate tutti al diavolo. Voi che pontificate sulle vite degli altri, che prendete voi stessi come unico metro di paragone e poi infliggete al prossimo le vostre idee distorte su giusto e sbagliato e mi venite a dire che sono vecchia dentro. Siete voi i vecchi e puzzate di muffa.
Al diavolo tutti! Non avete neppure idea della vita che ho dentro e non vi domandate perchè stia tutta lì, dentro - appunto. Non vi chiedete cosa ci sia dietro, che cosa ho vissuto, come la penso sul mondo. Per voi sono vecchia dentro perchè non rispondo ad un canone, a una moda o un’abitudine riconosciuta. Io me ne frego delle vostre abitudini e me ne frego dei vostri credo, dei vostri dei, delle vostre filosofie del cazzo. Non avete idea - non vi sforzate neppure di averne una. Piuttosto preferite marchiarmi a fuoco e mettermi da parte - questa qui è vecchia dentro, capitolo chiuso.
Vaffanculo.
E guarda un po’, mi fate diventare anche volgare.
Vi giuro, signori, che l’esser troppo consapevoli è una malattia, un’autentica, assoluta malattia.
— Memorie dal sottosuolo - Fedor Dostoevskij (via i-will-not-save-your-life)
(Fonte: mrsbartleboom, via attimo)

